contatta la redazione di questo blog alla e mail: coopofficina@yahoo.it - COLLABORANO alla realizzazione questo blog: Nazzareno Guarnieri- Umberto Spada- Caldarelli Francesca- Bruno Morelli- Maria Grazia Dicati- Eva Rizzin- Santino Spinelli- Alain Goussot- Marco Brazzoduro - Stefano Montesi- Guarnieri Giulia- Di Rocco Claudio- Spinelli Antonella- Di Rocco Mauro- Guarnieri Franco. FOTO - Le foto di questo blog sono di Stefano Montesi e Maria Grazia Dicati
Da Pavia a Praga passando per la metropolitana di Milano. Un incontro bizzarro quello tra i “Fantasisti del metrò” e il cantautore Roberto Durkovic. I primi, musicisti tzigani, Durkovic cantautore milanese (da anni a Copiano). Una storia, la loro, di musica e integrazione.
S’intitola “Benvenuti santi musicisti” («è il modo di salutare i musicisti rom quando arrivano alle feste. Quando vanno via imvece sono “maledetti santi musicisti”») ed è un disco corale che raccoglie le composizioni dei musicisti tzigani e quelle di Durkovic. Un disco attraverso il quale raccontare anche dello «straordinario rapporto tra il popolo rom, la loro musica e il nostro Paese» spiega il cantautore milanese. «Oggi sono dei musicisti affermati - continua Durkovic - nel senso che oltre a suonare con me, fanno concerti con varie formazioni (Moni Ovadia, Orchestra di Piazza Vittorio, Acquaragia drom -ndr). Ma la strada, per loro, resta sempre, un “palcoscenico” importante».
Come tutti voi - che da anni, attraverso la pratica quotidiana e lo studio, intervenite contro l’emarginazione, le discriminazioni, il razzismo - potete facilmente immaginare, i Rom ed i Sinti che vivono in Italia oggi non soffrono soltanto per le condizioni in cui sono costretti a vivere e per le norme “anti-nomadi” con cui questo governo rende la loro vita ancora più dura, ma anche per l’umiliazione di vedere i loro sforzi per difendersi e quelli dei loro rappresentanti raramente ricordati perfino nella stampa solidale ed a loro alleata. L’immagine che ne deriva è che i Rom ed i Sinti subiscano in silenzio. Passivamente. Che se ne stiano lì sperando inerti che qualcuno li aiuti. Eppure noi lo sappiamo bene che effetto faccia sentire che chi è intorno si comporta quasi come se dicesse: “ fatti in là che non sei in grado di far da solo/ da sola, e lascia fare a me”.
In seguito agli avvenimenti verificatisi in questi giorni soprattutto a Roma, Mestre e Milano riguardanti atti discriminatori nei confronti delle popolazioni Rom provvediamo ad inviarVi il comunicato stampa consegnato durante la conferenza stampa da noi tenuta venerdi 6 giugno 2008, relativa sia alla questione nazionale che locale vissuta in particolare in questi ultimi giorni. Giacomo Marino, Reggio Calabria
Rom: persone normali.
La questione rom è emersa a livello nazionale, ancora una volta, attraverso l'approccio che dipinge i rom come delinquenti, che alimenta lo scontro, invoca i provvedimenti speciali e incoraggia l'esclusione sociale . Mentre la strada giusta che ha già portato ottimi risultati per l'inclusione sociale è quella con la quale i rom vengono considerati delle persone normali, come effettivamente sono, vengono ascoltati costruendo con loro situazioni di inclusione sociale attraverso l'applicazione delle norme ordinarie.
Un piccolo caleidoscopio, che fa vedere tutta l'infamia, tutta la vera, schifosa natura degli «imprenditori politici» della paura e del razzismo, dai quali, si spera, perfino Berlusconi, sui clandestini, forse comincia a prendere le distanze: tale si rivela il blitz di ieri a Mestre di un gruppo di leghisti contro un villaggio per i sinti (che vivono da trent'anni poco lontano, in un insediamento ormai inadeguato) progettato dal Comune di Venezia. Di per sé, il blitz ha raccolto ben poco, una ventina di persone. In compenso, a favore del villaggio, sono schierate tutte le istituzioni della città, associazioni e gente di buona volontà, il Patriarca, la Caritas, mentre prefetto e questore hanno garantito che l'insediamento non ha mai dato problemi. I 169 sinti sono tutti residenti, tutti regolari, tutti lavorano, tutti i loro bambini vanno a scuola.
Teniamo e vogliamo tenere i rom ai margini, e però rimproveriamo loro di essere marginali.
"E a proposito di rom": nell'organizzazione favolistica che i telegiornali danno al succedersi delle notizie (se così possono chiamarsi) negli ultimi giorni almeno tre volte è capitato di sentire questa frase usata per legare tra loro fatti di varia luttuosità e violenza privi, nei tre casi, di un nesso specifico con gli zingari (in un paio con rumeni e immigrati).
Anche questo è un modo mascalzonesco per ispessire il sordido zoccolo di pregiudizi su cui sembra poggiare oggi il nostro paese, e che non da oggi è il fondaccio da cui germinano imprese criminali di discriminazione e persecuzioni. Ma oggi lo zoccolo sembra aver raggiunto uno spessore senza precedenti. Un anno fa, dopo la morte dei quattro bimbi zingari nell'accampamento di Livorno, SkyTg24 promosse un sondaggio.
Io sono italiano, avvocato, socialista e zingaro. Come John Fitzgerald Kennedy davanti al muro di Berlino gridò ai Berlinesi di sentirsi Berlinese, io davanti al muro di razzismo che si è creato inspiegabilmente nella società italiana grido di sentirmi zingaro. Sto dalla loro parte in questo momento in cui nessuno ne prende le difese e grido alla sinistra che è vergognoso che l’unica voce che si è sentita in Italia è venuta dai Socialisti Europei e da una deputata zingara ungherese. Anche quella cagnara che la Spagna non deve intromettersi negli affari italiani è patetica e fuori luogo. Quasi che noi italiani non potevamo occuparci della dittatura di Franco mentre invece grandi Italiani, a cominciare da Pietro Nenni, si recarono in Spagna anche a prendere le armi per la democrazia.
Riportiamo in questo post un bellissimo commento del Prof. Guido Carpi in risposta al commento di Daniela da Napoli nel post Gelem ... Gelem ...
Anch'io ti saluto fraternamente, cara Daniela.
Spero di aver contribuito col mio coming-out a stimolare altri: dobbiamo parlare noi a nome di chi non siede in uno studio universitario, non tiene lezioni, non ha un computer e spesso non sa neanche parlare bene la nostra lingua.
Ho capito che non potevo tacere: la mia non e' stata una rivendicazione identitaria che anzi farebbe il gioco dei razzisti (andiamo tutti a chiuderci nelle nostre microidentita'), bensi' un modo per far vedere al maggior numero di persone che dobbiamo metterci in gioco in prima persona, che i pogrom razzisti non sono un lontano fenomeno da guardare alla TV con indifferenza, ma incidono in noi stessi, nel nostro vissuto, distruggono il tessuto identitario della nostra nazione, ci rendono peggiori: ci spingono a odiare non solo quattro straccioni, ma anche il nostro professore, collega o amico (il Carpi, sporco rom), o nostro figlio, nostro fratello ("ha sposato un negro!" "si e' messo con una russa!" "gioca a calcio coi marocchini!"). L'Italia non e' una nazione dall'identita' abbastanza forte per sopportare questo: ci disintegreremo come la Bosnia, e le nostre vite saranno annichilite.
Ieri pomeriggio a Roma al centro congressi di via Cavour si è svolta una assemblea di rom autogestita "Non lasciateci soli" per dare voce alle minoranze Rom e Sinte.
Presente all'assemblea anche Nazzareno Guarnieri che ha portato ai presenti il saluto della Federazione Rom e Sinti insieme.
Clicca sul link sotto riportato per ascoltare le interviste
«Il governo ha una grande responsabilità per ciò che sta accadendo a Napoli: con il suo pacchetto sicurezza sta incitando al pogrom contro i rom e gli immigrati». Il padre comboniano Alex Zanotelli è indignato contro il governo e lo dice a gran voce.
Padre Alex, conosce il campo in cui vive la ragazza rom accusata di aver rubato una bambina?
Sono almeno cinque i campi rom nel quartiere dove è successo il fatto, per cui non so dirlo con esattezza. Ma bisogna innanzitutto porre l'intera questione all'interno del quartiere Ponticelli. È da oltre un anno che parliamo di questa tensione tra cittadini napoletani e i rom di quel rione di Napoli, una situazione molto grave.
"L'Italia non ha una politica sull'immigrazione". L'assenza di dati certi dimostra che manca il presupposto per la soluzione di ogni problema: la conoscenza.
"L'Italia non ha una politica sull'immigrazione, non ha mai riconosciuto i rom neppure come minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche. Ho incontrato persone che vivono in Italia anche da quaranta anni e ancora non hanno uno straccio di documento".
Non so se il merito sia la testimonianza del Professor Carpi o sia invece la costituzione della neofederazione Rom e Sinti Insieme, ma in questo momento sono profondamente orgoglioso e commosso delle telefonate e dei commenti di Rom che manifestano il desiderio di uscire allo scoperto e di impegnarsi per il nostro popolo.
Ci auguriamo che questo sia solo l’inizio e che dopo Daniela Albanese altri sentano la necessità di dichiarare apertamente la loro identità al fine di vivere con serenità la loro appartenenza etnica per diventare modelli di identificazione positiva per il nostro popolo e per tutti coloro che non ci conoscono e ci disprezzano.
Preoccupato per il clima che si respira in Italia in questi giorni e la crescente chiusura verso le diversità culturali, etniche e religiose, che ricorda la campagna di denigrazione contro gli ebrei nei primi anni del nazismo, il professore Guido Carpi dell'Università di Pisa, (professore associato presso il Dipartimento di Linguistica "T. Bolelli" della Facolta' di Lingue e Letterature Straniere), incita i suoi colleghi rivelando loro le sue origini e esortandoli ad uscire dal recinto di interessi baronali e accademici per intervenire nel dibattito culturale.
Domenikon come Marzabotto. Oltre 150 uomini fucilati per rappresaglia. Ora un documentario alza il velo sulle stragi del nostro esercito. Occultate
I partigiani avevano fatto fuoco dalla collinetta, quando il convoglio aveva rallentato in curva, a un chilometro dal villaggio di Domenikon. Erano morti nove soldati italiani. Dunque i greci andavano puniti: non i partigiani, i civili. Domenikon andava distrutta. Per dare a tutti "una salutare lezione", come scrisse poi il generale Cesare Benelli, che comandava la divisione Pinerolo. "Qui al villaggio, prima, i soldati italiani venivano per un'ora o due, flirtavano con le donne, poi se ne andavano. A Elassona avevano fidanzate ufficiali. Erano dei dongiovanni", racconta un contadino davanti alla cinepresa. Prima, sì. Non il 16 febbraio 1943.
Quel giorno gli italiani brava gente si trasformarono in bestie.
Riportiamo una riflessione di Santino Spinelli che ha curato la presentazione di una recente pubblicazione di un libro da parte della casa editrice "Maggi" di Roma. L'autrice del libro è Daniela Lucatti. Il titolo è "ROMantica gente".
Gli stereotipi e i pregiudizi che da sempre attanagliano la realtà socio-politica delle comunità romanès, la disinformazione dilagante, l’attività di associazioni di pseudo volontariato che sfruttano a proprio vantaggio la ghettizzazione dei Rom (Ziganopoli!!!), l’impreparazione degli amministratori pubblici, la difficoltà da parte della scuola ad affrontare realtà diverse, hanno impedito a due mondi culturali, quella della popolazione romanì e quella dei Kaggé o Gagè (non Rom) di incontrarsi concretamente, nonostate una convivenza, in Europa e in Italia, che dura ormai da oltre sei secoli (arrivo ed insediamento in Europa risale all’inizio del XV secolo).
Caro candidato sindaco Francesco Rutelli, ancora una volta torniamo a scrivere in seguito a una scampata tragedia. Pensavamo che dopo aver lasciato il ghetto di Vicolo Savini a Roma, dove vivevamo in mille persone dentro baracche fatiscenti, non avessimo più incontrato il terrore delle fiamme. Ancora una volta lo scenario a cui abbiamo assistito è quello di un container in fiamme, di persone in fuga, di famiglie in cerca di nuova ospitalità. Siamo 120 famiglie che sono stanche di vivere nelle condizioni attuali, ospiti di un centro di accoglienza che qualcuno chiama «villaggio della solidarietà» e che nella realtà significa una fila impersonale di container posizionati nel nulla a 30 km di distanza da Roma.
La Bucarest dell'integrazione europea e di chi si è arricchito in fretta. E la Bucarest di Mircea, che con molti altri coetanei vive nel suo ventre, nelle fognature. Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Giuseppe Rizzo
Il Carù cu Bere emerge ogni sera dal suo torpore gotico per consegnarsi a una Bucharest affamata di affari. È uno degli edifici storici più conosciuti della città, costruito nel 1875. Come molti altri palazzi monumentali sparsi in giro per Calea Victoriei non è un luogo di cultura, di conservazione, di storia. È un luogo di consumo, la più antica birreria della capitale, nonché uno dei suoi ristoranti più esclusivi. Si entra solo su prenotazione e solo se si hanno i soldi per farlo.
Siamo un gruppo di immigrati e antirazzisti milanesi e abbiamo deciso di organizzarci per contrapporci alla campagna razzista che governo, partiti (di centrodestra, centro-sinistra) e mass-media portano avanti. Vogliamo innanzitutto contrastare gli effetti concreti che questa campagna sta producendo: famiglie rimpatriate, lavoratori (in regola o in nero) licenziati, baraccopoli dei rom sgomberate o date alle fiamme, donne e uomini aggrediti da bande fasciste.Contro tutto questo, è necessario sviluppare la massima unità e solidarietà dal basso:l’unico approccio vincente è quello di partire dagli interessi generali dei lavoratori (qualsiasi colore della pelle abbiano) e di tutti gli sfruttati.
Ladri, sfruttatori di bambini, amanti delle roulotte nel fango. Questi gli stereotipi sui rom, il muro che impedisce una reale integrazione. Persino il Porrajmos patito dagli zingari, circa 500mila morti durante la persecuzione nazifascista, viene sistematicamente dimenticato dalle celebrazioni del giorno della memoria che cade il 27 gennaio.
«Il nostro Olocausto non è ancora finito» assicura il musicista e docente universitario Alexian Santino Spinelli: «i nostri bambini muoiono a causa del freddo e degli incendi nei campi nomadi che sono il vero apartheid».
Cantava Claudio Lolli negli anni Settanta: "Ma ho visto anche degli zingari felici corrersi dietro, far l'amore e rotolarsi per terra". Un colloquio fuori dagli schemi con due sinti reggiani
"E’ un popolo, secondo me, che meriterebbe
- per il fatto, appunto, che gira il mondo
da più di 2000 anni senza armi -
meriterebbe il premio per la pace in quanto popolo"
Graziano Halilovic, Rom bosniaco xoraxanè, mediatore culturale, membro del comitato rom e sinti insieme. I bambini e gli adolescenti Rom e Sinti che riescono a varcare la soglia di un’aula scolastica sono spesso i più soli ed emarginati, e lo rimangono per tutti gli anni della frequenza obbligatoria. Non basta mandarli a scuola, bisogna integrarli e responsabilizzare i genitori
Ancora oggi ricordo il mio primo giorno di scuola: un grandissimo autobus in mezzo al campo nomade che si trovava in un quartiere di Torino. In questo quartiere esistevano tante scuole, ma la nostra era dentro l’autobus.
Ciprian e Florica sono venuti in Italia qualche anno fa. Sono arrivati in autobus a Firenze, dalla Romania, con un figlio di dieci anni, Madalin, e una bambina ancora piccola, Sara, che davano loro la forza di guardare con speranza al futuro. Insieme ad altri rom rumeni, anche loro in fuga dalla miseria e dalla emarginazione, hanno trovato varie collocazioni precarie nelle periferie di Firenze. Si arrangiavano come potevamo e la loro condizione ha attirato l'attenzione degli operatori sociali del Comune. Solo che questa attenzione più che a migliorare le possibilità di esistenza della famiglia, si è rivolta essenzialmente a "tutelare" i minori. Secondo una curiosa idea di "tutela". Così Madalin è stato sottratto ai genitori due anni fa e portato lontano, in una comunità nei dintorni di Arezzo.
«Uomo» è la traduzione italiana del termine «rom» e «uomini», con i rispettivi diritti politici, civili e sociali, sono i rom di Melfi, illuminata civitas della Basilicata in provincia di Potenza. La sedentarietà degli zingari melfitani risale a più di un secolo fa così come la loro scolarizzazione, i matrimoni misti superano l'80 per cento e da un ventennio i primi laureati gitani sono entrati attivamente in ogni settore lavorativo altamente professionalizzato. Si può affermare, dunque, che Melfi rappresenta un esempio di integrazione effettiva di due popoli, quello italiano e quello rom. Che qui gode di tutti i diritti di cittadinanza. Melfi, uno dei più importanti centri di memoria normanna, è una città educata alla tolleranza dello «straniero» fin dal 1231, quando Federico II di Svevia emise le Constitutiones Melphitanae, che disciplinavano tutto ciò che riguardava il pubblico e il civile.
Sono a Chatelet la città dove ho passato l'infanzia e la mia adolescenza; piccola città di una piccolo paese che si chiama, non si sa ancora per quanto tempo, Belgio. Passeggio nel piccolo cimitero dove è seppellito mio padre. Cammino nel freddo e il mio viso sente il vento che viene dal Nord ; cammino tra le sepolture, guardo i nomi delle persone: nomi belgi, walloni e fiamminghi, nomi italiani, spagnoli, portoghesi, polacchi, greci. In quel piccolo cimitero vi è la storia sociale del sud del Belgio; vi è scolpita la dura lotta delle diverse ondate d'immigrazione per i diritti e l'integrazione. Cammino e mi fermo davanti alla pietra tombale di Decellier , morto nel 1928, sotto il nome e la foto vi è la falce e il martello.
Pubblichiamo il testo integrale della Lettera della Delegazione Regionale delle Caritas della Toscana alle Caritas Parrocchiali ed alle Parrocchie nel tempo di Avvento 2007, dal titolo: "Abbattere il muro"
La guerra dei Balcani e la recente apertura delle frontiere della Comunità Europea, con l’allargamento ad alcuni paesi dell’est, hanno determinato una nuova ondata migratoria di popolazioni nomadi, “zingare”, anche verso l’Italia. Questo fenomeno ha richiamato l’attenzione dei mass-media, inducendoli a parlarne molto, ma spesso in maniera stereotipata e persino fantasiosa, con toni ostili e talvolta apertamente intolleranti.
E’ per questo motivo che come Caritas della Toscana ci siamo sentiti chiamati a scrivere questo documento, a servizio di tutte le Caritas parrocchiali della nostra Regione e delle comunità di cui esse sono espressione.
Di nuovo al centro del dibattito sulla sicurezza, sono stati i primi a pagarne le spese. In un montare di sgomberi e affermazioni razziste
Da qualche mese si è andata profilando una “questione rom” strettamente intrecciata con la montante problematica della sicurezza. Giornali, radio e tv, cui hanno fatto da sponda, alle volte accodandosi altre promuovendo, politici dall’estrema destra al centro sinistra, hanno con una cadenza crescente riportato notizie, accolto commenti, avviato inchieste che si sono caratterizzate quasi esclusivamente per i toni allarmistici, facendo da cassa di risonanza a un clima venato di anacronistici pregiudizi etnici e di pressanti richieste di discriminazioni.
Il giornalista de 'L'espresso' ha girato l'Europa. Con una finta identità di Bucarest per la quale era stato espulso dall'Italia. Lavavetri alla Torre Eiffel, a Barcellona e a Monaco. Senzatetto in Austria e persino a Montecarlo. Ma le polizie non lo fermano. Ecco il suo reportage
Giù lo zainetto. Fuori la spazzola e la bottiglia di plastica piena d'acqua e sapone. Il traffico al semaforo tra avenue de New York e Pont d'Iéna arriva a ondate. Puzza di benzina il cuore della Parigi da cartolina. Davanti, il Palais de Chaillot.
Dietro, la Senna. Sopra, la vertigine mozzafiato della Tour Eiffel. Di lavavetri a questo incrocio forse non ne hanno mai visti. È il posto migliore per provare. In tasca nessun documento. Solo un decreto di espulsione della Prefettura di Lodi, scritto in due lingue, italiano e inglese.
MILANO, ITALIA. ROM E POLITICHE SOCIALI, TRA INSICUREZZA E INTOLLERANZA
CONFERENZA STAMPA LUNEDÌ 10 DICEMBRE, ORE 14,30, PRESSO LA CAMERA DEL LAVORO DI MILANO
Il 10 dicembre la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo compie 59 anni. Ma non lo si direbbe, tanto è vasto e sistematico il panorama delle violazioni e delle discriminazioni che colpiscono singoli individui e interi popoli ai quattro angoli del mondo. In aree di guerre, di conflitti e di dittature, con stragi, genocidi e uccisioni. Ma anche in Paesi a salda tradizione democratica, dove la tortura viene ora addirittura teorizzata e neppure più nascosta, come a Guantanamo.
Questo ufficio si sta riempiendo di fantasmi e se non trovo il coraggio di rendere testimonianza alla loro vita ed alla loro morte, soffoco io e saranno dimenticati loro
Abdalla è somalo. Vive a Firenze ormai da tempo ed ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari; a Mogadiscio vivevano i suoi quattro figli aspettando che lui portasse a termine la procedura per chiedere il ricongiungimento familiare.
Dal Rom Umberto Spada, nostro collaboratrore da Frosinone, riportiamo la seguente testimonianza con la relativa foto.
FUORI GLI ZINGARI DA FROSINONE.
SONO PORTATORI DI SPORCIZIA, DROGA E STROZZINAGGIO. Erano queste alcune scritte offensive apparse recentemente su alcune segnaletiche stradali a Frosinone. Tutto perchè nei giorni precedenti una famiglia Rom era arrestata da alcuni agenti della Questura di Frosinone nell'ambito di una inchiesta riguardante un presunto traffico di droga. Ma è tutto giusto quello che viene scritto sui muri e sulle segnaletiche stradali?
Ieri sera il programma televisivo di Rete quattro, Tempi moderni, ha intervistato Alessio Sundas il presunto agente di Marco Ahmetovic, giovane Rom di Ascoli Piceno responsabile dell'incidente stradale in cui sono morti quattro giovani. Nella intervista Sundas ha affermato che Ahmetovic sarebbe il testimonial di diversi prodotti con il marchio linearom già in vendita sulla rete internet.
Nella intervista Alessio Sundas ha dichiarato che i tantissimi Rom presenti in Italia acquisteranno i prodotti sponsorizzati da Ahmetovic.
La redazione di questo blog, i collaboratori, l'associazione RomSinti@Politica ed i Rom presenti nelleRegioni di Abruzzo, Marche e Molise
·condannano il tentativo di Marco Ahmitovic di strumentalizzare per fini di lucro la morte, per sua responsabilità, di 4 giovani
·smentiscono totalmentequanto dichiarato da Alessio Sundas che i rom in Italia acquisteranno i prodotti
·denunciano alla società civile, ai media il vergognoso sciacallaggio verso le minoranze rom e sinte messo in atto da opportunisti senza scrupoli, come da troppo tempo accade con modi e forme diverse
Valuteremo ogni possibile azione giudiziaria da mettere in atto per porre fine ad una brutale strumentalizzazione e discriminazione razziale.