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domenica, 18 maggio 2008

Il sindaco Alemanno aveva dipinto male il campo di Via di Salone Roma, retata della "propaganda". Non c'erano né racket né prostitute' nessuna accusa per i fermati
Non hanno trovato nulla. Nessuna auto rubata e nessuna donna costretta a prostituirsi. La maxiretata della notte scorsa nel campo nomadi di Via Salone a Roma, si è trasformata in un gigantesco buco nell'acqua. E dire che il sindaco della capitale Gianni Alemanno aveva inondato le agenzie di stampa con dichiarazioni di ringraziamento nei confronti della polizia municipale per l'abilità con cui aveva smantellato la presunta rete di prostituzione e racket. Tutto falso, i rom fermati, già ieri, erano stati tutti rilasciati. Nessun reato contestato, nulla di nulla.

Del resto, quel campo è una prigione a cielo aperto, una sorta di lager controllato 24 ore su 24 da almeno tre vigili urbani e videosorvegliato da 10 telecamere fisse. E, come se non bastasse, c'è un unico accesso da cui è possibile entrare o uscire solo con apposito tesserino rilasciato ai residenti che sono schedati uno per uno.
Per questo motivo la maxiretata di ieri l'altro è stata una mera azione di propaganda pianificata a tavolino. Puro marketing politico, una grande trovata pubblicitaria programmata per dare risposta alla richiesta di sicurezza, pulizia e decoro promessa in campagna elettorale da Gianni Alemanno.
Una prova? Poche ore prima che partisse l'azione coordinata dal comandate di polizia municipale Antonio di Maggio, giornali e telegiornali del belPaese venivano preventivamente allertati con uno "strano" messaggio premonitore che avvertiva loro del fermo di circa 50 persone residenti nel campo rom sistemato alle porte della capitale. Insomma, almeno 4 ore prima, la polizia sapeva il numero di persone che sarebbero state fermate.
E non è un caso che la copertura mediatica di quell''"evento" è stata degna di un mondiale di calcio, di una Olimpiade: giornali e Tv erano tutti lì, tutti al campo rom di via di Salone per riprendere l'azione notturna, la maxiretata. E come da programma, intorno alla mezzanotte di mercoledì scorso, un'ottantina di agenti si sono presentati nel campo e hanno fatto irruzione nei container che ospitano i residenti.
Hanno svegliato tutti: donne, uomini e bambini. Hanno controllato i documenti e, con la scusa di qualche permesso scaduto, hanno caricato sui pullman e portato via 24 persone. La metà di quelle preannunciate ma, in ogni caso, un buon numero da spendere mediaticamente.
E in effetti la reazione e la soddisfazione di Gianni Alemanno non si era fatta attendere: «Il campo di Via di Salone - era stata la dichiarazione a caldo del sindaco - era purtroppo luogo di un forte racket dello sfruttamento di minori per la prostituzione». Ed ancora: Questo elemento dimostra che anche nei campi regolari esistono delle aree di illegalità e criminalità molto forti e gravi è quindi necessario intensificare i controlli nelle varie situazioni perché rischiamo di avere aree di illegalità anche nei campi regolari».
Ma il signor sindaco, evidentemente, era male informato. Tutti i fermati, a parte tre romeni di cui si sono perse le tracce, sono stati rilasciati. Su di loro nessuna azione giudiziaria, nessun fascicolo aperto. Le parole del sindaco che parlavano di prostituzione e racket erano semplicemente false, smentite dalla stessa autorità giudiziaria.
«Non sappiamo i motivi della retata - racconta Antonio Ardolino, della cooperativa Ermes che si occupa della scolarizzazione dei bambini del campo - sappiamo solo che i fermati sono stati quasi tutti rilasciati». Nessun reato contestato dunque.
Un mistero però rimane. Tre persone, tre rom rumeni residenti da anni nel campo sono stati fermati e trasferiti nel Centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria. Il fatto che siano comunitari, a quanto pare, non ha evitato loro un soggiorno nel Cpt.
Ma come mai l'azione di polizia dell'altra notte si è trasformata in un clamoroso buco nell'acqua? Forse perchè il campo di Via di Salone è una sorta di lager tenuto sotto controllo h24. I residenti, circa 600 persone, sono tutti schedati e muniti di tesserino numerico che permette loro di entrare ed uscire dal campo. Chi non ha il tesserino non può accedere, l'unico modo è richiedere un'autorizzazione al municipio. Inoltre, le targhe delle auto sono segnate ogni notte e tutto il campo è circondato da una enorme cancellata di ferro alta due metri. Chi volesse organizzare attività illecite avrebbe senz'altro sbagliato posto.
Un effetto, però, il rastrellamento di ieri l'ha avuto. «Hanno vanificato anni di lavoro», dice infatti Antonio. Un parere espresso ufficialmente con un comunicato firmato proprio da Ermes, la cooperativa che ogni giorno si occupa di portare a scuola gli oltre 200 bambini residenti nel campo. «All'indomani del blitz operato dai funzionari della Polizia Municipale dell'VIII Gruppo la Cooperativa Ermes e il Consorzio A. Bastiani ritengono che quanto accaduto rischi di compromettere, per modalità tempi ed esposizione mediatica, quanto di positivo è stato realizzato a partire dal giugno 2006 quando quello che fino allora veniva considerato, a ragione, il campo della vergogna fu trasformato in Villaggio della Solidarietà». «Nel corso di questi 2 anni - continua il comunicato - gli abitanti di via di Salone hanno intrapreso un percorso di integrazione e di accettazione delle regole che ha visto moltissimi di loro trovare un'occupazione lavorativa regolare e 185 minori frequentare con frequenza gli istituti scolastici del territorio. Sono piccoli passi che operazioni come quella della scorsa notte rischiano di spazzare via, riducendo a problema di mero ordine pubblico quella che piuttosto andrebbe considerata come una questione da affrontare con il valore indissolubile della solidarietà».
Fin qui la retata di Via di Salone. Ma nella stessa giornata di ieri gli sgomberi dei campi rom continuavano in tutta italia. Sempre a Roma, veniva abbattuto l'insediamento di Via Portuense. Sgomberi anche a Fano, in provincia di Pesaro, dove il sindaco ha immediatamente fatto cacciare un piccolo gruppo di rom che si era accampato. «Vogliamo sanare casi di abusivismo e offesa al decoro - ha annunciato il sindaco - storicizzatisi per colpa anche di una certa sinistra che in passato ha amministrato la città, e ha sottovalutato la situazione».
La Lega Nord torinese ha invece avviato una raccolta firme contro il progetto di abitazioni ai nomadi deliberato dall'amministrazione comunale. «Chiederemo che i 750 mila euro stanziati dall'ex ministro alla Solidarietà sociale Paolo Ferrero, nell'autunno scorso, siano utilizzati per sostenere i cittadini torinesi , invece che sprecati per regalare alloggi ad una cinquantina di famiglie rom - sottolinea il capogruppo della Lega in Sala Rossa, Mario Carossa - è inaccettabile che si regalino case ai nomadi in un momento in cui i nostri anziani non riescono ad arrivare alla fine del mese o in cui i nostri giovani fanno fatica a crearsi un futuro».
Davide Varì
 

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postato da: coopofficina alle ore 23:01 | Link | commenti (3)
Commenti
#1   19 Maggio 2008 - 10:17
 
Grazie delle informazioni. Oggi ho scritto un post nel mio blog sui rom con cittadinanza italiana. Mi piacerebbe avere un tuo commento.
Ciao
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente paoloborrello

#2   19 Maggio 2008 - 22:03
 
Credo sia un dovere etico e politico per chiunque senta come proprio il problema delle persecuzioni delle comunità nomadi (o costrette al nomadismo) contrastare con tutti i mezzi a disposizione questa infame campagna denigratoria e strumentale.
Un abbraccio sincero e solidale.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Julio26

#3   09 Giugno 2008 - 02:16
 
ovviamente nessun giornale vi ha parlato tranne due o tre.
Vi sono molto vicino civilmente, e vi ringrazio per questo blog.
utente anonimo

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categoria:politica, sicurezza