Preoccupato per il clima che si respira in Italia in questi giorni e la crescente chiusura verso le diversità culturali, etniche e religiose, che ricorda la campagna di denigrazione contro gli ebrei nei primi anni del nazismo, il professore Guido Carpi dell'Università di Pisa, (professore associato presso il Dipartimento di Linguistica "T. Bolelli" della Facolta' di Lingue e Letterature Straniere), incita i suoi colleghi rivelando loro le sue origini e esortandoli ad uscire dal recinto di interessi baronali e accademici per intervenire nel dibattito culturale.
”Noi siamo pagati per pensare e ragionare: se non interveniamo noi, il nostro Paese rischia una seria deriva culturale e politica”
Le sue parole pesano come macigni in questi giorni nel dibattito “E’ troppo facile identificare il nemico in un gruppo etnico ristretto e imputare loro le colpe del nostro presente. Con la crisi dei redditi e la recessione, il mondo politico dovrebbe trovare risposte più serie ai problemi della gente, parlando delle vere ragioni economiche. Le risposte di tipo reazionario e razzista impediscono di guardare avanti e trovare soluzioni intelligenti per il nostro futuro".
"Cari colleghi,di fronte all’ondata di turpi pogrom contro i campi nomadi e di fronte alla bestiale propaganda razzista alimentata da tutto l’arco parlamentare, non posso tacere: Voglio che si sappia che sono zingaro anch’io, e non nel senso figurato in cui si solidarizza con l’oppresso di turno: il mio trisnonno, di cui non ricordo il nome ma che veniva detto “il Magiaro” arrivò con il suo carrozzone e col suo violino chissà da dove nella bassa Padana di inizio novecento”.
"E' troppo identificare gli zingari con i ladri e i delinquenti a piede libero, il problema è che non si fa niente per aprire un colloquio con gli elementi più responsabili di quella comunità e cercare di abbattere il muro di diffidenza che si è creato intorno a loro”.
La lettera di Carpi si conclude con un appello provocatorio: “Prego tutti coloro che provano sentimenti di fastidio, disgusto, aggressività nei confronti del popolo Rom, d’ora in poi di mettere nella lista anche me, al primo posto: io mi so difendere meglio dei poveracci nelle baracche”.
Il professore Carpi ci tiene a precisare che la sua denuncia non vuole limitarsi a una pura difesa del popolo rom in quanto discendente di quella etnia: “La mia è una constatazione che si allarga a tutte le minoranze che vivono con difficoltà sul territorio italiano. Da noi manca la volontà di dialogo e integrazione con chi percepiamo come “diverso” e interpretiamo come “pericoloso”. ...









