"La convinzione di governare popoli inferiori, che aveva in certo qual modo il dovere di proteggere, ma per i quali non valevano le leggi del popolo dominante da essa rappresentato ”. (Arendt, Hannah)
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venerdì, 16 maggio 2008

«I politici gareggiano a chi urla più forte, ma l'emergenza non esiste»

Petizione contro la violenza sui rom

L'appello lanciato da un gruppo di scrittori e intellettuali: «Nessun popolo è illegale»

 

MILANO - «Nessun popolo è illegale». Si conclude così la petizione lanciata online daun gruppo di scrittori e intellettuali italiani, «stanchi di assisterealla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dallamorte violenta di Giovanna Reggiani».Una denuncia contro la «criminalizzazione di massa» alimentata daalcuni recenti episodi di cronaca: «Una donna è stata violentata euccisa a Roma - si legge nel testo. - L'omicida è sicuramente un uomo,forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada perfermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quellavita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo vienerimosso» .

LE FIRME - La petizione («
Il triangolo nero»)è stata proposta, tra gli altri, da Gianni Biondillo, Girolamo DeMichele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Marco Rovelli, AntonioScurati e Wu Ming. Tra i firmatarisi leggono i nomi di Nanni Balestrini, Bernardo Bertolucci, EnricoBrizzi, Erri De Luca, Carlo Lucarelli, Franca Rame, Roberto Saviano,Simona Vinci e molti altri. Gli aderenti hanno già superato il numerodi 1500.

I DATI E I RAPPORTI - «Odio e sospettoalimentano generalizzazioni - afferma l'appello - tutti i rumeni sonorom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassinidevono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra edi sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel '
Rapporto sulla Criminalità (1993-2006)',non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassidell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessitra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto 'Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia' e l'indagine Istat 2007dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su diecila vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita,e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieciil marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le stradesono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto».

PARALLELI- «Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dalpadre e dai parenti - si legge ancora - politici e media si impegnaronoin un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, eitaliana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda idiritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è unretaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra,ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modellofemminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessualespacciandol i come conquista. Di contro, come testimonia il
recentissimo rapporto del 'World Economic Forum' sul 'Gender Gap',per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelleaspettative di vita, nell'influenza politica, lItalia è 84esima. Ultimadell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto».

SPAURACCHIO- «Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo? Succede che è piùfacile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri imusulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nellevere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processidi globalizzazione. Succede che è più facile, e paga prima e meglio sulpiano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni,piuttost o che attuare le direttive europee (come la 43/2000) suldiritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio deimigranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umanidelle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro acombattere il lavoro nero. «Manca solo che qualcuno rispolveri dallesoffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali - concludeil testo - il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abitidei rom. E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungataguerra contro i poveri. Ma delitti individuali non giustificanocastigh i collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di 'concorsomorale' . Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.Nessun popolo è illegale».

 

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postato da: coopofficina alle ore 11:16 | Link | commenti
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categoria:società civile